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Il caro-energia non frena l’aumento dei consumi e delle emissioni di gas serra nel nostro Paese. Nel terzo trimestre dell’anno, infatti, a livello nazionale la domanda di energia haregistrato un incremento del 7% rispetto allo stesso periodo del 2020, sulla spinta del PIL e della produzione industriale. E in aumento risultano anche le emissioni di CO2 a causa del maggiore utilizzo di fonti fossili, soprattutto petrolio e carbone. È quanto emerge dall’ultimo numero dell’Analisi trimestrale del sistema energetico nazionale dell’ENEA che per l’intero 2021 prevede una crescita complessiva dei consumi superiore al 7% e, quasi altrettanto, delle emissioni climalteranti.

L’Analisi evidenzia un netto peggioramento dell’indice ISPRED, elaborato da ENEA per misurare l’andamento della transizione energetica nel nostro Paese sulla base di sicurezza del sistema, prezzi dell’energia e decarbonizzazione. “L’andamento molto negativo del nostro indice è legato principalmente all’incremento delle emissioni per il maggior utilizzo di fonti fossili soprattutto nei trasporti e negli edifici e mette in luce l’allontanamento dell’Italia dalla traiettoria di decarbonizzazione e dai nuovi obiettivi UE, con consumi ed emissioni che nel 2021 crescono più del doppio rispetto alla media degli aumenti nell’Eurozona”, commenta Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA che ha curato l’Analisi.

Sul fronte dei prezzi, l’Analisi mette in luce la forte accelerazione sui mercati all’ingrosso, fino a nuovi picchi storici del gas e dell’elettricità.

Sebbene questi aumenti siano arrivati solo in parte sulle bollette dei consumatori finali, grazie agli interventi eccezionali di sterilizzazione decisi dal Governo, nella seconda metà dell’anno i prezzi del gas sono superiori di oltre il 40% rispetto al 2020 per i consumatori domestici e di circa il 100% per le imprese. Nel caso dell’elettricità, i prezzi sono superiori di quasi il 50% per i consumatori domestici e di oltre il 50% per le imprese, ai massimi per tutte le fasce di consumo.

“Dopo i recenti nuovi record dei prezzi all’ingrosso e il loro ulteriore trasferimento sui clienti finali, è probabile che tra l’ultimo trimestre del 2021 e il primo del 2022 l’indice ISPRED scenda al punto più basso mai registrato, a indicare come la transizione del sistema energetico italiano sia in una fase di particolare difficoltà”, aggiunge Gracceva.

L’analisi evidenzia inoltre un incremento dell’utilizzo delle fonti fossili: nei primi nove mesi del 2021 i consumi di energia sono cresciuti del 9% prevalentemente per la domanda di petrolio legata alla ripresa del traffico stradale e aereo;  i consumi di gas naturale sono aumentati del 7%, quelli di carbone del 10%, le rinnovabili dell’1,5%, mentre le importazioni di energia elettrica registrano un balzo del 66%.

In particolare, nella generazione elettrica si registra una notevole ripresa dell’utilizzo del carbone, sia nel III trimestre che nei primi nove mesi dell’anno, mentre il gas naturale registra un +2% sui nove mesi ma un brusco calo nel terzo trimestre penalizzato dal forte incremento dei prezzi. Sostanzialmente stabili le rinnovabili, invariate nel trimestre e in lieve aumento nei nove mesi.

Nel periodo gennaio-settembre 2021, le emissioni sono cresciute di quasi l’8% per effetto, in prevalenza, della ripresa dei consumi nel settore dei trasporti, mentre minore è stato il peso di civile e industria e marginale quello della generazione elettrica. Nei primi nove mesi dell’anno è stato “recuperato” il 50% delle emissioni evitate nello stesso periodo 2020, ma rispetto al 2019 i livelli di CO2 restano del 7% inferiori.

Sul fronte dell’innovazione, l’Analisi evidenzia per l’Italia una collocazione ai margini dell’Europa per le tecnologie low-carbon. L’esame dei più recenti dati di brevetto mostra una diffusa e spesso forte despecializzazione tecnologica, tranne che nel solare termico, dove si conferma un significativo vantaggio. A livello europeo si riscontrano invece avanzamenti nell’ambito delle tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili con posizioni di rilievo per Belgio, Germania, Danimarca, Spagna, Francia e il consolidamento di Francia, Germania, Austria e Svezia nel campo della mobilità elettrica. Inoltre, in Germania e Austria si segnalano punte di specializzazione per le batterie non lontane da Paesi leader come Giappone e Corea. In questo comparto il nostro Paese presenta ancora uno svantaggio tecnologico rilevante, con un indice di specializzazione significativamente inferiore a 1, che sembra trovare riscontro nell’elevata crescita del deficit commerciale.

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