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I terremoti rappresentano ancora un fenomeno difficile da prevedere con esattezza. Pertanto le ricerche orientate a definire, con maggiore precisione possibile, il luogo e il tempo in cui avverrà un evento sismico sono oggetto di un costante interesse sia dal punto di vista scientifico che sociale.

A tal fine, da alcuni decenni sono applicati, anche con significativo successo, algoritmi basati sul riconoscimento di tratti caratteristici della sismicità. Questi consentono una previsione a medio termine temporale e a medio raggio spaziale di forti terremoti sopra una soglia di magnitudo pre-assegnata.

Un nuovo studio internazionale, cui ha partecipato, fra gli altri, Mattia Crespi del Dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale della Sapienza in collaborazione con Giuliano Panza dell’Accademia nazionale dei Lincei, ha proposto un paradigma innovativo che, integrando i dati sismologici con quelli ottenuti dalle misure GPS, consente di migliorare accuratezza e precisione con cui le aree temporalmente a maggior rischio possono essere circoscritte.

Attraverso un’ampia analisi retrospettiva di osservazioni geodetiche, precisamente dei dati relativi alla deformazione della crosta terrestre ottenuti attraverso le reti GPS, combinata con informazioni sismologiche ottenute dall’analisi di pattern recognition in tempo reale, sono state evidenziate importanti caratteristiche anticipatorie spazio-temporali nella velocità del suolo e nella sismicità. I ricercatori hanno quindi dimostrato come la corretta integrazione dei dati consenta una previsione dei terremoti a medio termine temporale e a piccola scala spaziale, riducendo l’estensione lineare delle aree temporalmente a maggior rischio a poche decine di chilometri.

Questo studio interdisciplinare si inserisce nel dibattito scientifico sulla pericolosità sismica, la sua prevedibilità e il conseguente adeguamento preventivo antisismico, argomento di grande interesse anche a livello nazionale in seguito ai terremoti che hanno colpito Abruzzo, Umbria e Marche dal 2016. La ricerca delinea la possibilità di individuare nello specifico le zone nelle quali concentrare, nel tempo, gli sforzi di adeguamento preventivo antisismico.

Questo filone di ricerca ha ricevuto significativi riconoscimenti sia in Italia che in sede internazionale.

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