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Consumi di energia ancora in crescita nel I trimestre 2022, in aumento per il 5° trimestre consecutivo, sebbene ancora inferiori ai livelli pre-pandemia. In crescita anche le emissioni di CO2 per il maggior utilizzo di fonti fossili dovuto alla contrazione dell’import di energia elettrica e delle rinnovabili elettriche, penalizzate dal crollo dell’idroelettrico non compensato dall’incremento di eolico e solare. È quanto emerge dall’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano dell’ENEA che evidenzia anche una nuova diminuzione dell’indice ENEA-ISPRED chemisura l’andamento della transizione energetica sulla base di prezzi, emissioni di CO2 e sicurezza degli approvvigionamenti.

“Il balzo delle emissioni di anidride carbonica e i prezzi record dell’energia hanno fortemente penalizzato l’ISPRED”,spiega Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA che coordina l’Analisi. “A questi livelli, per rispettare i nuovi obiettivi europei Fit for 55 sarà necessario un taglio di oltre 100 milioni di tonnellate di CO2 nei prossimi otto anni”.

Dall’Analisi emerge che il forte aumento di emissioni di CO2 è riconducibile per circa il 40% a terziario, trasporti e residenziale e per il 60% a industrie energivore, raffinerie e, in particolar modo, alla produzione di energia elettrica da carbone che ha determinato un incremento tendenziale delle emissioni di oltre il 25%, la variazione più marcata degli ultimi 20 anni. Buona parte della ripresa della domanda del I trimestre 2022, infatti, è legata al forte aumento dei consumi di carbone, tornati nella generazione elettrica quasi ai livelli pre-covid, e di petrolio, mentre il gas naturale segna un modesto +1%.

I consumi sono comunque cresciuti meno del PIL per effetto del calo della produzione industriale, dell’inverno mite, ma anche dei prezzi record che hanno contribuito a frenare la domanda. “Tuttavia la forte ripresa dei volumi di traffico di passeggeri e merci su strada, tornati ai livelli pre-pandemia, porta a stimare una crescita dei consumi di energia ben superiore al 2% anche nel secondo trimestre, con una previsione di oltre il 2% per tutta la prima metà dell’anno. Si tratta di valori maggiori a quelli registrati nell’Eurozona, dove l’incremento trimestrale è stato di poco superiore all’1%, un trend che prosegue dallo scorso anno anche per le emissioni”, sottolinea Gracceva.

Sul fronte dell’elettricità, il prezzo medio di borsa del I trimestre 2022 ha superato i 250 euro/MWh e, nonostante la leggera contrazione prevista nel II trimestre, la media del I semestre resterà ampiamente al di sopra dei 200 euro/MWh, il doppio della media 2021. È inoltre tornato a salire il differenziale tra il prezzo italiano e quello delle altre principali borse europee: rispetto alla borsa tedesca la differenza assoluta non era mai stata tanto elevata, mentre la differenza percentuale si avvicina al 40%, quasi il doppio di un anno fa. Nonostante gli interventi del Governo abbiano attenuato l’impatto sui consumatori, i prezzi hanno raggiunto nuovi record storici nel trimestre e nei primi quattro mesi dell’anno risultano in aumento più marcato che negli altri paesi UE.

Anche nel caso del gas naturale i prezzi al consumo si sono attestati nel I trimestre su nuovi massimi storici: 1,4 euro/mc per i consumatori, un valore quasi doppio rispetto a un anno fa; inoltre, nonostante il leggero calo nel II trimestre, per i primi sei mesi dell’anno si prevede un incremento di oltre il 60% rispetto ai massimi raggiunti nella prima metà 2019. Per quanto riguarda le imprese meno energivore, il prezzo si è attestato nel trimestre a circa 1 euro/mc, un valore triplo rispetto allo stesso periodo 2021. Secondo le stime più aggiornate per i primi sei mesi del 2022, anche per il gas è previsto un aumento superiore alla media Ue per tutte le fasce di consumo.

Infine, sul lato sicurezza energetica si segnala come l’obiettivo di affrancarsi rapidamente dal gas russo abbia già avuto alcuni effetti di rilievo in Italia: nei primi cinque mesi del 2022, infatti, la quota delle importazioni di gas dalla Russia sul totale è scesa in media sotto il 24%, con punte al di sotto del 20% in aprile e maggio e superata anche dalla quota del gas algerino.

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