Le app di messaggistica istantanea sono ormai parte della nostra quotidianità, ma come le usiamo? Per quali scopi e, anche, rispettiamo una sorta di “galateo” del messaggino? A chiederselo è stato Facile.it che ha incaricato l’istituto di ricerca mUp Research di svolgere un’indagine ad hoc. Ecco cosa è emerso.

Se, prevedibilmente, la motivazione principale è quella di comunicare con gli amici o i conoscenti e poi, a seguire, coi familiari, dall’indagine emerge chiaramente come la messaggistica istantanea sia ormai a tutti gli effetti uno strumento di lavoro. Lo utilizzano per questa finalità il 44% dei rispondenti con picchi ancora maggiori nelle fasce anagrafiche fra i 35 ed i 44 anni e tra 25 e 34 anni.

Andando ad analizzare le ragioni per cui si preferisce mandare un messaggio istantaneo, si comincia a delineare il quadro di quello che potrebbe essere a buon diritto definito come un “galateo”; scegliamo di scrivere piuttosto che telefonare soprattutto perché riteniamo questo comportamento meno impegnativo rispetto ad una chiamata, ma anche per dare modo al destinatario di rispondere coi propri tempi e, ancora, perché come dicevano gli antichi verba volant, scripta manent. Non trascurabili nemmeno il fattore economico e quello emotivo. Dichiarano esplicitamente di “odiare il parlare al telefono” il 17% degli intervistati, percentuale che arriva al 28% nella fascia 25 – 34 anni.

Ogni medaglia ha il suo rovescio e se fino a qui abbiamo elencato le ragioni per cui amiamo la messaggistica istantanea, è corretto analizzare anche le cattive abitudini. Al primo posto fra i comportamenti che proprio non sopportiamo, il fatto che il destinatario visualizzi il messaggio, ma non risponda. Medaglia d’argento per la ricezione di messaggi legati a schemi piramidali o catene e bronzo per i messaggi politici o commerciali non richiesti.

Rientrano in classifica anche la scelta del destinatario di disattivare la spunta blu di ricezione e l’essere aggiunti a gruppi senza che ci sia stato chiesto, la ripetizione del medesimo messaggio da parte di tutti i partecipanti al gruppo o il fatto che si spezzetti la frase in troppi micro-messaggi e, non ultimi, gli audio troppo lunghi; riceverli fa saltare i nervi al 20,5% degli intervistati.

Altre cose che poco sopportiamo sono, ad esempio, i messaggini scritti tutti in maiuscolo, il “pollice in alto” come risposta ad un messaggio, l’uso di sigle o abbreviazioni incomprensibili e l’abuso di “emoji”, immagini o sticker.

Se pensate che i vecchi SMS abbiano fatto il loro tempo e siano ormai solo un ricordo del passato, beh, vi sbagliate. E non poco. In base all’indagine dichiarano di servirsene ancora il 59,9% degli intervistati, pari a 23 milioni di italiani. E se il 49,3% degli intervistati ammette di farne un uso sporadico, ci sono 3,6 milioni di individui che lo fanno abitualmente.

Continuando a scorrere i dati, si scopre che la motivazione principale è quella di essere, in qualche modo “costretti” dal fatto che il destinatario non abbia un altro modo di essere raggiunto con messaggio testuale, ma al secondo posto si trova la comodità di rispondere tramite un testo preimpostato e al terzo il fatto che venga scelto per comunicare con persone più anziane.