Va a sei studenti del Politecnico di Milano e al loro progetto Orpheus il titolo di vincitori nazionali del James Dyson Award 2026, il concorso internazionale di design e ingegneria per studenti promosso dalla James Dyson Foundation che sfida gli inventori di tutto il mondo a proporre progetti inediti in grado di affrontare un problema del mondo reale.
Tutti e tre i progetti sul podio dimostrano come il design possa contribuire a plasmare delle risposte innovative a necessità terapeutiche e mediche reali, mettendo però al centro le persone con l’obiettivo di restituire loro una maggiore libertà e naturalezza nella vita quotidiana, superando la rigidità dei dispositivi medici tradizionali.
Orpheus è una calza smart che converte la musica in schemi vibrotattili sul piede, fornendo una guida ritmica continua per favorire la deambulazione e prevenire il fenomeno del blocco della marcia, nelle persone affette da malattia di Parkinson.
Il secondo miglior progetto italiano è M.io, un’innovativa pompa per infusione sottocutanea ad alto volume pensata per la terapia domiciliare e per rivoluzionare percezione e utilizzo dei dispositivi di infusione indossabili. Terzo finalista è infine Quaì, protesi transradiale progettata per lo stile libero che ripensa il concetto di protesi: da dispositivo medico a prodotto accessibile per il tempo libero.
Gli oltre 80 progetti candidati per l’Italia sono stati valutati da una giuria composta da Michele Benetti, Associate Principal Electronics Engineer di Dyson, e da due esponenti del mondo del design e dell’innovazione nel nostro Paese: Massimo Temporelli, fisico che da 25 anni si occupa di diffusione della cultura scientifica, tecnologica e dell’innovazione, e Riccardo Cambò, designer specializzato in industrial design e UI/UX, nonché docente IED e co-fondatore della community Caffè Design.
I 3 progetti italiani accedono alla fase internazionale del concorso, sfidando quelli provenienti dagli altri Paesi partecipanti. I vincitori internazionali – scelti da James Dyson in persona – saranno annunciati il 4 novembre e si aggiudicheranno il riconoscimento finale di 34.600 euro. Ai due finalisti internazionali andrà invece una somma di 5.770 euro ciascuno, pari a quella assegnata ai vincitori locali di ogni Paese che prende parte all’iniziativa.
Orpheus è un’idea di Matteo Scarfone, Xiaoli Jiang, Giulia Coppola, Carlo Arnone, Giorgia Alberti e Aida Noemi Flecha Villamayor, che seguendo esperienze personali e curiosità ingegneristica si sono concentrati su come contrastare i deficit motori legati al Parkinson, tramite una soluzione indossabile discreta e innovativa rispetto a quelle esistenti – in alcuni casi efficaci ma fortemente stigmatizzanti nella vita sociale, e in altri soltanto reattive.
Il dispositivo si presenta sotto forma di calza smart, dotata di otto attuatori distribuiti tra tibia, caviglia e dita del piede. Tramite un’applicazione mobile, la musica preferita dal paziente viene convertita in tempo reale in vibrazioni discrete sul piede, che aiutano a stimolare le vie motorie del cervello favorendo l’avvio del passo e prevenendo in modo proattivo il blocco della camminata. Il sistema offre due modalità d’uso: una proattiva per il mantenimento continuo del ritmo e una reattiva che attiva uno schema di soccorso qualora si verifichi un episodio di blocco della marcia.
Ciò che rende unico Orpheus è la capacità di unire l’efficacia della terapia ritmico-muscolare alla massima discrezione: traducendo la musica in vibrazioni invisibili all’esterno, il dispositivo restituisce autonomia e sicurezza nell’andatura senza generare imbarazzo sociale. Passa inoltre da un intervento reattivo a una prevenzione proattiva, supportando la deambulazione in maniera continua, e lo fa con una personalizzazione senza precedenti, utilizzando la musica preferita del paziente come base per le vibrazioni.
“Orpheus è il risultato di un lavoro di gruppo ben concertato, che forte delle proprie esperienze eterogenee nel design della moda e del prodotto e nell’ingegneria informatica ha creato una soluzione che non solo si concentra su una parte del corpo spesso trascurata dalla ricerca – i piedi – ma potrebbe aprire la via a ulteriori sviluppi verso un ecosistema con molteplici applicazioni” ha commentato la giuria.
Il team, che si aggiudica un premio di 5.770 euro, punta ora a sviluppare un prototipo hardware personalizzato e altamente miniaturizzato, oltre che ad avviare studi clinici su larga scala con pazienti affetti da Parkinson per quantificare l’impatto reale del sistema sulla deambulazione e la riduzione dei blocchi motori.
M.io, progetto di Federico Melis, è un sistema indossabile per la terapia infusionale domiciliare, progettato per semplificare la preparazione del trattamento e ridurre la presenza clinica nella vita quotidiana. Il progetto nasce dall’esperienza personale del suo creatore, utilizzatore di pompe da infusione fin dall’infanzia, con l’obiettivo di superare il peso psicologico e la rigidità dei dispositivi medici tradizionali. M.io è caratterizzato da un meccanismo di apertura a scorrimento laterale, che consente di accedere alla cartuccia monouso senza rimuovere componenti, mentre un modulo dedicato supporta la ricostituzione e il trasferimento del farmaco. La stessa unità offre due modalità di erogazione: attraverso una linea di infusione con connettore Luer oppure mediante una patch adesiva con ago integrato. L’interazione è affidata a un solo pulsante e a una matrice LED nascosta, che mostra soltanto le informazioni essenziali quando occorre; una base magnetica provvede alla ricarica. Nel complesso, M.io ripensa un sistema terapeutico complesso come un oggetto più discreto, comprensibile e compatibile con la vita quotidiana.
Quaì nasce da un’idea di Darìo Vitali, studente di Design del Prodotto Industriale al Politecnico di Milano: una protesi transradiale sviluppata specificamente per il nuoto a stile libero in grado di stabilizzare il movimento e prevenire gli squilibri di potenza, garantendo una bracciata fluida. Quaì ridefinisce il concetto di protesi, trasformandola da dispositivo esclusivamente medico a prodotto accessibile e ludico per il tempo libero. Composta da soli sette elementi, la protesi si compone di un sistema di attacco al moncone e di un terminale. L’attacco comprende una guaina in silicone stabilizzata sugli epicondili del gomito, mentre l’estremità terminale simula il movimento della mano, aprendosi nella fase propulsiva della bracciata e chiudendosi in quella di recupero. Caratterizzata da un design sportivo con colori vivaci personalizzabili e un costo di produzione estremamente contenuto, Quaì garantisce una nuotata fluida e un aggancio rapido ad un solo gesto, rendendo lo sport in acqua accessibile e piacevole per le persone amputate.












