Nel dinamico scenario della tecnologia aziendale, il 2025 ha segnato uno spartiacque per Massive Group. Nata un decennio fa come broker di alto profilo per sistemi data center, l’azienda ha scelto il traguardo dei dieci anni per evolversi, cambiando nome in ProXima Distribution. Non si tratta di un semplice restyling grafico, ma di una dichiarazione di intenti: coniugare la continuità operativa degli apparati informatici con i nuovi imperativi della sostenibilità e della sovranità digitale.

Il nome, ispirato alla stella Proxima Centauri, riflette la volontà di essere il partner più vicino ai clienti. Come spiega Maria Santilli, Marketing Manager del gruppo, la nuova identità visiva ruota attorno a una “X” simbolica: “La X rappresenta il punto di convergenza tra tecnologia e sostenibilità, ma funziona anche come moltiplicatore del valore che portiamo sul territorio. Abbiamo scelto un lime green audace per distinguerci dal blu e dal grigio tipici del settore tech: è un colore che esprime innovazione, freschezza e l’energia del nostro team.”

Per evitare la “trappola del generalismo”, Proxima ha riorganizzato la propria offerta in tre Business Unit altamente specializzate: Green Tech, il cuore storico dell’azienda. Qui si promuove la “second life” dell’hardware di fascia alta. Non si parla di semplice “usato”, ma di sistemi rigenerati con garanzia a vita, capaci di abbattere i costi fino al 50% senza sacrificare le prestazioni; Cloud e Servizi Professionali, supportata da un team di 50 tecnici certificati, è una BU che si appoggia a Revo, il principale Cloud Service Provider italiano, garantendo soluzioni scalabili dalla PMI alla Pubblica Amministrazione; Cybersecurity e Sovranità Digitale, BU che punta su brand italiani verticali per offrire una sicurezza che rispetti la sovranità del dato.

Antonio Serra, portavoce di ProXima Distribution, è chiaro: il “green” non è solo filosofia, è economia aziendale. “Risparmiare denaro non è una brutta parola. Spesso i sistemi sono iper-performanti per le reali necessità aziendali; riutilizzare l’hardware significa fare saving intelligente.”

A questo si aggiunge la spinta normativa. Dal 2025, molte aziende sono obbligate a redigere il Bilancio di Sostenibilità. L’hardware rigenerato diventa così un asset strategico: permette di documentare ufficialmente la riduzione di emissioni di CO2 e una gestione virtuosa dei rifiuti elettronici, trasformando un obbligo burocratico in un vantaggio competitivo.

Mentre i colossi della distribuzione puntano sulla quantità, Proxima sceglie la specializzazione. La sfida è quella dell’evangelizzazione: convincere il mercato che l’innovazione non passa necessariamente dall’ultimo modello uscito dalla fabbrica, ma dalla capacità di far durare il valore nel tempo.

“Il rischio di essere apripista esiste,” aggiunge Antonio Serra, “ma in un momento in cui perfino i grandi produttori di chip suggeriscono di ottimizzare l’hardware esistente invece di cambiarlo, capiamo che il mercato è pronto. Non vogliamo inseguire nessuno: vogliamo essere noi a tracciare la nuova rotta.”

“Stiamo cercando di creare un nuovo modo di distribuzione, tornando per certi versi anche al passato, e non solo come condizionato, ma anche come atteggiamento, mettendo in secondo piano l’obiettivo di fare per forza volume, ma sposando invece appieno il concetto di rivenditori specializzati e fornitori di servizi altamente qualificati e su misura per le reali esigenze del canale”, conclude Vito Vona, Fouder e Ceo di ProXima Distribution.