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Dopo il primo volume di Fanta-Scienza (racconti liberamente ispirati da colloqui con ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia), abbiamo intervistato il curatore (e autore) Marco Passarello in occasione della pubblicazione del secondo volume.

Marco Passarello

Marco, per cominciare, in che cosa questo secondo volume di Fanta-Scienza differisce dal precedente?

Quasi in nulla, in realtà. Il metodo seguito è stato identico: ho intervistato vari ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia, chiedendo loro di descrivere le loro ricerche e di provare a immaginare che conseguenze potrebbero avere nel futuro. Dopodiché ho affidato ciascuna intervista a uno scrittore perché se ne lasciasse ispirare per un racconto. Le uniche differenze sono che questa volta le interviste sono nove, non otto, e soprattutto che partecipa anche uno scrittore non italiano, lo statunitense Bruce Sterling.

Sterling è un grandissimo nome della fantascienza, come sei riuscito ad assicurarti la sua collaborazione?

Questo è il bello, non è stato necessario alcuno sforzo: si è offerto lui! Anzi, per dirla tutta: io inizialmente non avevo alcuna intenzione di dare un seguito al primo Fanta-Scienza. Però, quando uscì, Sterling ne fece un pubblico elogio. Mi sentii in dovere di ringraziarlo, e lui mi disse: “Se fai un secondo volume, voglio esserci anch’io!”. Di fronte a un’offerta del genere, sono stato in pratica obbligato a mettere in piedi una seconda antologia. Sterling era un mio idolo quando ero studente universitario e leggevo Mirrorshades, l’antologia curata da lui. Potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di avere lui in un’antologia curata da me?

E gli autori italiani sono gli stessi della volta precedente?

In parte. Sono rimasti, oltre al sottoscritto, Paolo Aresi e Lukha B. Kremo (ambedue vincitori del premio Urania) e Serena Barbacetto. Tra i nomi nuovi ci sono due “emergenti” della fantascienza italiana, Fabio Aloisio e Irene Drago. E poi due autori che acquisire mi ha dato particolare soddisfazione: Clelia Farris, perché è un’autrice che stimo moltissimo ma che per il primo volume mi aveva detto “no”, questa volta invece sono riuscito a convincerla; e Dario De Marco, perché è un autore estraneo agli ambienti della fantascienza italiana. Farlo partecipare è stata una scommessa che ritenga sia risultata vincente.

La copertina di Fanta-Scienza 2

Insomma ci hai preso gusto: stai già pensando a Fanta-Scienza 3?

Mentre ci lavoravo ho giurato che non ci sarei più cascato. Ma ovviamente adesso, con i primi elogi che cominciano ad arrivare, e i primi autori che si offrono di partecipare alla prossima tornata, sto già cambiando idea. Magari per spiazzare tutti potrei fare un prequel invece che un sequel: Fanta-Scienza Zero.

La volta scorsa avevi la prefazione di un grosso nome come Roberto Cingolani. Come mai questa volta no?

Cingolani la volta scorsa fu un nome obbligato, perché fu grazie a lui, allora direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che fui in grado di contattare tutti i ricercatori. Al momento dell’uscita dell’antologia lui aveva lasciato la carica ed era passato a Leonardo, e per fargli scrivere la prefazione dovetti inseguirlo per settimane, tanto che le prime copie cartacee uscirono senza prefazione! Ma ne valse la pena, perché poco dopo fu nominato ministro della transizione ecologica, e fu un’ottima pubblicità per il libro.
Ti rivelerò un segreto: questa volta l’editore aveva contatto per la prefazione un notissimo e anziano scrittore italiano. Solo che, dopo aver letto l’antologia, ci ha fatto sapere che non gli è piaciuta per niente! De gustibus… quindi della sua prefazione alla fine abbiamo fatto a meno.

Di quali settori scientifici si occupano questa volta le interviste e, di conseguenza i racconti?

Alcuni settori, come la robotica o la genetica, sono molto importanti all’interno dell’IIT, e di conseguenza sono presenti sia nel volume precedente, sia in questo. Però questa volta abbiamo introdotto temi nuovi, anche molto particolari: non solo la sostenibilità energetica, ma anche l’so della tecnologia per combattere la disabilità o per conservare i beni culturali. Temi molto particolari che hanno costituito una sfida per gli autori che dovevano trarne un racconto… sfida che ritengo sia stata vinta.

C’è un racconto cui ti sei affezionato di più?

Mare Nostrum, quello di Sterling: non solo è una storia molto avvincente e bizzarra (lui stesso ha affermato pubblicamente che si tratta della più bizzarra delle sue storie “mediterranee”, e una delle più belle), ma ho curato personalmente la traduzione in italiano, quindi me ne sento anche, in piccola parte, autore.

Ci sono dei temi comuni che sono emersi nei racconti?

Come già in parte nella raccolta precedente, i temi della sostenibilità e della catastrofe climatica costituiscono un filo conduttore che lega gran parte dei racconti. Non c’è da meravigliarsene, visto che si tratta di temi che toccano gran parte del dibattito quotidiano. Gli stessi scienziati ne sono molto coinvolti e, quando è possibile, fanno in modo che le loro ricerche vadano in direzione di un minore impatto dell’umanità nei confronti dell’ambiente.

La fantascienza può dare un contributo a salvare il mondo?

Non credo che un racconto, o anche un intero libro, possano da soli cambiare il destino del pianeta. Credo però che il destino si possa cambiare con tanti piccoli passi impercettibili, e portare all’attenzione delle persone certi temi può essere uno di questi passi. La fantascienza, del resto, finge di parlare del futuro ma in realtà parla sempre in primo luogo del presente. È un modo che abbiamo per esprimere i nostri timori e le nostre speranze, partendo dall’oggi.

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